STORIA DELLA
MAGIA IN MESOPOTAMIA
di Devon Scott
Quello che tutti sanno sugli Assiro-Babilonesi fa riferimento alla
Bibbia e si può condensare in pochi epici disastri: il crollo della
Torre di Babele, la distruzione di Sodoma e Gomorra, empie città
sentine di ogni vizio e perdizione, e la deportazione degli Ebrei
sotto il re Nabuccodonosor, vicenda ispiratrice di melodie verdiane.
Il regno dei due popoli si sviluppò nella pianura della
Mesopotamia, nome che significa "terra fra due fiumi", il Tigri
e l'Eufrate. L'Assiria si stendeva a nord, con le città sul corso
del Tigri; la Babilonia comprendeva più a sud la regione fra i due
fiumi fino al Golfo Persico.
La Mesopotamia (1) è stata definita "culla della civiltà"; oggi è
una zona desertica, ma nei tempi antichi era detta "mezzaluna
fertile", favorita da un clima piuttosto mite e con una vegetazione
che in molte zone cresceva rigogliosa per l'abbondanza d'acqua.
Nell'immagine a lato,
la Torre di Babele
I
Sumeri erano il più antico popolo organizzato che si conosca in
questa area, che essi abitarono fin dal 4000 a. C.; erano
agricoltori e costruirono imponenti sistemi di canalizzazione;
vivevano in città-stato, come Ur, Uruk, Lagash e Umma, rette da un
re che aveva anche le funzioni di sacerdote. Per circa mille anni
essi vissero in pace, finché, agli inizi del 3000, furono invasi dal
popolo semitico degli Accadi, guidati dal loro re Sargon, che
sconfisse i Sumeri e creò un regno unico, che andava dal Golfo
Persico alle coste del Libano. La leggenda di Sargon servì da
modello a quella di Mosè.
"Sargon
sono io, forte re di Akkad. Mia madre era povera, mio padre non
l'ho conosciuto; mia madre mi concepì, mi partorì di nascosto,
mi pose in un cesto di canne e mi lasciò in balia del fiume, che
non mi sommerse. E il fiume mi trasportò verso Akki il
giardiniere. Egli mi guardò con benevolenza, mi allevò come un
figlio, mi impiegò per il giardinaggio. Mentre facevo il
giardiniere, la dea Ishtar certamente mi protesse e mi amò. Io
esercito la regalità" (2).
La dominazione
accadica durò fino al 2150, quando, aiutati da altri popoli migrati
dall'Armenia, i Sumeri si ribellarono e riuscirono a riconquistare
la libertà. Il nuovo popolo formò il nucleo degli
Assiro-Babilonesi, sui quali sono arrivate fino a noi molte
notizie tramite tavolette d'argilla scritte in caratteri
cuneiformi.
I documenti mesopotamici sono di vario tipo: esistono intere
biblioteche di tavolette con liste di re, annotazioni storiche,
cronache politiche, poesie, racconti epici, amuleti, inni,
imprecazioni; ci sono poi le pietre di confine, con divinità o
formule di scongiuro, e le incisioni sulle pareti dei templi.
Molte tavolette riportano riti e formule di ogni tipo: scritte con
chiarezza e praticità, in alto si trova la parola "Siptu",
incantesimo; una linea orizzontale indica la fine della formula, per
passare poi ad un nuovo incantesimo; nel caso la formula vada letta
accompagnata da un rituale del fuoco, un'altra parola lo indica.
L'elemento
magico (3) permeava ogni aspetto della vita sociale nella civiltà
mesopotamica ed era presente in tutte le cerimonie religiose. I riti
erano sostenuti ed arricchiti da formule, incantesimi, purificazioni
che cercavano di ottenere da dei e demoni, con mezzi magici, ciò che
non si poteva fare con semplici preghiere.
Magia e medicina erano strettamente connesse, perché ogni malattia
era frutto dell'azione malvagia di un demone o di un mago
vendicativo; era questo il motivo per cui i testi magico-religiosi
mesopotamici trasudavano di doloroso fatalismo: una sola parola o un
gesto potevano essere causa di vendette a catena e di mali a non
finire.
I demoni erano davvero potentissimi: "né porte né chiavistelli li
arrestano", recitava uno scongiuro; sapevano infiltrarsi
dappertutto, rendersi invisibili, travestirsi assumendo le sembianze
più disparate. Sotto la superficie terrestre c'erano larve e lemuri;
chi usciva di notte rischiava di imbattersi nei vampiri.
Gli spiriti malvagi abbondavano nel mare, nel deserto, nelle paludi
e nel vento; però coloro che ne erano diventati preda, sia che
dovessero espiare un grave peccato, sia che fossero stati invasi per
errore o vendetta, potevano salvarsi facendo un bell'esorcismo e
rimettendo tutto a posto.
"Al mio corpo
non ti devi avvicinare,
non mi devi precedere,
non mi devi seguire,
dove io sono non ti devi sedere,
nella mia casa non devi entrare,
non devi assillare il mio tetto,
non devi posare i piedi sull'impronta dei miei passi,
dove io entro tu non devi entrare" (4).
Alle formule
si aggiungevano pratiche minuziose per ogni occasione; per esempio,
sono stati trovati centinaia di rituali contro il mal di testa, che
si deduce doveva essere molto diffuso e doloroso.
Per liberarsene occorreva "coprire un cocomero selvatico con un
panno, poi circondarlo di farina; il giorno dopo prenderne la radice
al levar del sole ed annodare sulla testa del malato un vello di
capretta; il male entrerà nel vello e fuggirà dal malato".
Quando non soggiornavano nelle teste altrui, ai demoni piaceva
scorrazzare per i deserti, nei luoghi oscuri, tra le rovine; erano
molto rumorosi, ragliavano, grugnivano, belavano, ululavano ed erano
praticamente infiniti. Con i demoni trattava abitualmente la
strega, che era in grado far magie contro il cielo e la terra,
infliggere mali fisici e morali, rendere impuro chiunque avesse a
che fare con gli stregati sue vittime; ella correva ovunque con
piede agile e poteva tutto, perché "l'universo è il suo dominio".
Partendo da questi presupposti, gli abitanti della Mesopotamia
vivevano in un perenne stato di terrore ed i sacrifici si
sprecavano.
Anche i
defunti potevano influire sulla vita terrena; per questo i funerali
prevedevano spese cospicue allo scopo di far vivere la salma
nell'Oltretomba con ogni comodità.
La gerarchia nel mondo dei morti era rigida come in quello dei vivi;
gli Inferi erano una città cinta da mura altissime, con sette
porte sorvegliate da altrettanti guardiani; c'erano palazzi di
nobili e di personaggi di rango, oltre a case di gente più umile; il
sole non illuminava quel luogo tenebroso, ma i defunti trascorrevano
comunque piacevolmente il loro tempo, mangiando, bevendo, ascoltando
musica e conversando; per questo ognuno doveva raggiungere l'aldilà
con una buona dote di oggetti a lui cari.
Il defunto poco soddisfatto delle offerte aveva il diritto di
perseguitare il parente vivente che si era dimostrato avaro,
mandandogli guai a catena, malattie, disgrazie.
Sui morti governava Ereshkigal, che originariamente era stata
una dea stellare, poi trascinata a forza negli Inferi dal malvagio
drago Kur, che l'aveva data in sposa al re delle tenebre, Kutusumgal,
al quale era sacra la città di Kutu, che ritroveremo parlando di un
testo di magia nera medievale, il Necronomicon. La coppia
infernale regalava agli uomini guerre, distruzioni, calamità
naturali, carestie e morte.
Per proteggersi dai demoni non esistevano solo scongiuri ed
esorcismi a male avvenuto, ma anche riti di prevenzione. Contro gli
attacchi magici si invocava Marduk, signore degli
incantesimi, protettore degli esorcisti, dio dalle orecchie larghe e
dai grandi occhi chiari, che vedeva tutto.
I rituali d'amore chiedevano l'intervento di Ishtar, dea
dell'amore, della bellezza e della fertilità, sorella di Ereshkigal.
"Oh tu, bella
delle belle, la profumata, la rosea, la bianca,
oh tu, i cui seni non sono mai avvizziti,
oh tu, il cui ventre è fecondo senza impurità,
tu che sai conservarti pura negli abbracci della carne,
tu che possiedi la chiave delle supreme ebbrezze,
tu, il cui nome mistico è il più puro dei profumi,
dammi ciò che gli altri mi rifiutano.
Dammi la fortuna,
dammi l'ebbrezza,
dammi la voluttà,
dammi l'oblio della terra!
Ed io ti coprirò di fiori e sarò tuo fino alla morte" (5).
Spesso si
chiamano gli Assiro-Babilonesi con il nome di Caldei, ma
questo era in realtà il termine che indicava i sacerdoti-maghi. Essi
passavano tutta la vita a studiare, in particolare l'astrologia ed
altre mantiche, cioè discipline per prevedere il futuro; erano
praticamente "figli d'arte", apprendendo tutto (come ci dice Diodoro
Siculo) dai genitori; le loro conoscenze erano assai vaste e la loro
fede profondissima.
"Essi
si occupano molto della mantica, facendo predizioni sul futuro;
in qualche caso con purificazioni, in altri con sacrifici, in
altri ancora con l'uso di qualche altro mezzo, tentano di
portare a compimento l'allontanamento di eventi negativi ed il
compimento del bene.
Sono anche edotti nella mantica legata al volo degli uccelli e
danno interpretazioni dei sogni e dei portenti. Inoltre mostrano
molta abilità nel divinare con le osservazioni delle viscere
degli animali, e sono ritenuti in questo campo i più famosi.
L'educazione ricevuta in tutte queste materie è diversa da
quella seguita dai Greci che praticano queste attività. Infatti
fra i Caldei lo studio scientifico è tramandato all'interno di
ciascuna famiglia, il figlio ricevendolo dal padre, poiché
esonerati da tutti gli altri servizi dovuti allo stato. Dal
momento che i genitori sono i loro insegnanti, non solamente
apprendono ogni cosa di buon grado, ma allo stesso tempo fanno
attenzione ai precetti dei loro maestri con maggior fiducia.
Perciò, educati con questi insegnamenti fin dall'infanzia,
ottengono grande esperienza in questa scienza, proprio per la
facilità all'apprendimento e per la grande quantità di tempo
riservato allo studio" (6).
La magia
caldea aveva un'essenziale componente astronomica, basata su una
visione del mondo universale ed eterna, regolata dal moto
infallibile degli astri. Il mondo non aveva avuto inizio, né ci
sarebbe stata una fine; i corpi celesti generavano un'energia
inesauribile ed agivano sugli uomini, sugli animali, sulle piante;
tutto aveva relazione con il resto e l'uomo era dominato da queste
forze ineluttabili.
Le stelle mostravano i segni degli eventi futuri a coloro che erano
soliti osservarle assiduamente; partendo da queste premesse i Caldei
finirono con l'inventare l'oroscopo come noi lo conosciamo. Dapprima
le previsioni furono fatte unicamente a scopo politico, per
individuare il destino del regno; poi si aggiunsero le previsioni
personalizzate per i membri della famiglia reale, in seguito gli
oroscopi vennero volgarizzati e diffusi a chi ne faceva
richiesta.
Magia e
religione andavano fianco a fianco: i rituali magici erano parte
integrante del culto ufficiale e venivano celebrati nel tempio dai
sacerdoti incantatori che, come gli indovini, erano una casta di
dipendenti statali.
Al contrario, gli stregoni non sacerdoti avevano un'esistenza
precaria ed irta di pericoli, perché oltre all'odio dei colleghi
sacerdoti, che scagliavano contro di loro ogni sorta di malefici,
dovevano stare attenti a non finire nelle maglie della legge: fin
dal 1800 a. C. Hammurabi, re di Babilonia, aveva emanato
leggi severissime contro la stregoneria, che applicavano
allegramente la legge del taglione: occhio per occhio, dente per
dente. Essere accusati di aver ucciso mediante atto magico poteva
avere conseguenze piuttosto spiacevoli.

Nel disegno
sopra,
ricostruzione di una stanza del palazzo di un sovrano assiro
(da A. H. Layard, Monuments of Nineveh, Londra)
MAGIA IN
PERSIA: MITHRA E ZOROASTRO
Gli dei
sumerici erano comuni a gran parte del Medio Oriente; magari
cambiavano i nomi, ma le attribuzioni restavano le stesse, come
Ishtar che presso i Fenici prendeva il nome di Astarte, pur restando
sempre la protettrice delle donne e dell'amore.
Faceva invece eccezione l'Iran, in cui veniva adorato Mithra.
Il culto del dio aveva rituali segreti e sacrifici cruenti; i
misteri mithriaci erano riservati ai soli uomini; nati come culto
della vegetazione, erano basati su due divinità, una delle quali
doveva morire per assicurare la fertilità e poi rinascere.
Riparleremo più avanti di questo culto, che fu portato in Italia dai
soldati dell'esercito romano nel I secolo a. C., e da qui si propagò
nei paesi dell'area germanica, in Gallia, Britannia e Spagna, dove
ebbe enorme fortuna.
Zoroastro
fu il fondatore di un movimento religioso nella Persia del VI-V
secolo prima di Cristo.
Nato nell'odierno Afghanistan nel 630, egli desiderava diventare
sacerdote, ma si ribellò all'imperante culto mithriaco, rifiutandosi
di sacrificare animali.
Decise allora di abbandonare il sacerdozio per fare un lungo periodo
di meditazione solitaria; all'età di trent'anni ricevette una
rivelazione da Vohu Manah, un angelo mandatogli dal dio supremo
Ahura Mazda. Egli divenne allora profeta della nuova religione e
combatté con ancora maggior foga i sacrifici di animali, convinto
che anche questi avessero un'anima.
Dopo dieci anni di predicazione e di feroci dissidi con i sacerdoti
di Mithra, egli lasciò il suo paese e raggiunse la Persia, dove ebbe
la fortuna di convertire il re Ciro il Grande; la conversione
appianò tutte le sue difficoltà ed egli rimase in Persia a fare
proseliti fino alla sua morte, avvenuta a settantasette anni.
Lo
Zoroastrismo era una religione basata sull'adorazione di Ahura Mazda,
dal nome del quale fu detta Mazdeismo. Fu la prima religione
dualistica, che definì il male non come manifestazione del divino,
ma derivante da un principio del tutto separato.
Il dio supremo era l'incarnazione della bontà, della verità e della
luce, creatore dell'universo, degli uomini e degli animali; alla
fine dei tempi egli avrebbe giudicato le anime, premiando i buoni e
punendo i malvagi. Nell'arduo compito di badare al mondo veniva
aiutato dallo Spirito Santo suo figlio e da sei santi immortali. I
nomi di questi santi compaiono ancora sui calendari tradizionali
iraniani; sono protettori della terra, degli animali, del fuoco,
dell'acqua, dei metalli e delle piante. Il culto del dio si svolgeva
nei "Templi di fuoco", costruzioni a forma di torre, così chiamati
perché vi ardeva sempre un fuoco, che veniva spento soltanto alla
morte del re, per essere riacceso dal suo successore.
Antagonista di
Ahura Mazda era Angra Mainyu, spirito malvagio, o Ahriman;
egli era il dio del male, delle tenebre, della menzogna, di tutto
ciò che era nefasto ed impuro; poteva causare ben 9999 malattie.
Come il dio del bene veniva aiutato dagli angeli, così il dio del
male era circondato dai Devas, i demoni. Le milizie delle due parti
si affrontavano in assetto di guerra, come due eserciti ben
addestrati.
Il mondo, quindi, era diviso in due: l'uomo doveva scegliere da che
parte stare. Se decideva di condurre una vita giusta concorreva alla
vittoria del bene, che comunque era destinato a vincere sul male.
Al tempo del giudizio universale Ahura Mazda avrebbe diviso i
malvagi dai buoni: i primi sarebbero sprofondati nel metallo fuso, i
secondi avrebbero potuto vivere in eterno in un mondo senza dolore,
malattia o morte.
Ahura Mazda
aveva creato una sorgente di vita, il Toro, subito ucciso da Ahriman;
ma dal suo seme sparso sulla terra erano nati il primo uomo e la
prima donna.
Il malvagio Ahriman aveva sedotto la donna con offerte di frutti
maturi e di latte; in seguito anche l'uomo aveva ceduto al peccato.
Essi avevano così perso il paradiso ed in più si erano trovati la
terra infestata da serpenti ed altri rettili, animali cari ad
Ahriman.
Come si può vedere, lo Zoroastrismo influì su molte religioni, in
particolare sul Cristianesimo e sull'Ebraismo: nelle tre religioni
troviamo identici concetti di angeli, demoni, resurrezione della
carne, paradiso e giudizio universale. Concetti derivati dal
Mazdzeismo si ritrovano nei Manichei, nei neo-platonici, nella Gnosi
e nella religione islamica.
I sacerdoti
del culto di Ahura Mazda si chiamavano Magi. Essi erano
divisi in gradi successivi: apprendista, maestro e maestro perfetto.
Tutti si occupavano di scienza della divinazione ed affermavano che
la verità era l'oggetto dei loro studi; il loro libro sacro era l'Avesta,
paragonabile alla Bibbia per i Cristiani.
Ma i libri più interessanti per le concezioni magiche del Mazdeismo
sono i Vendidad (7), elenchi di pratiche contro i demoni e di
precetti magici.
Una grandissima attenzione veniva prestata alle unghie ed ai
capelli: una volta tagliate, se lasciate in giro queste parti
diventavano preda del male. Questa superstizione si è conservata per
secoli: in Turchia, in Armenia e nella pampa argentina i capelli
tagliati vengono ancora oggi nascosti nei muri o negli alberi cavi;
presso alcune tribù africane i capelli vanno consegnati allo
stregone, che li seppellisce per evitare operazioni di magia nera
sul proprietario delle ciocche.
Altri rituali erano diretti contro le mosche, che nei paesi a clima
molto caldo possono rappresentare una tale calamità da dar ragione a
Zoroastro, che le considerava entità demoniache.
Una cerimonia particolare contro le mosche veniva eseguita sui
cadaveri, prima che fossero toccati, affinché la "diavolessa mosca"
non li contaminasse; chi violava il tabù veniva costretto ad un
complicato e sgradevole rito di purificazione, che durava nove
giorni ed era fatto con aspersioni alternate di acqua ed urina di
bue; il rituale era accompagnato da formule molto simili a quelle
cattoliche di esorcismo per gli indemoniati.
I riti funebri consistevano nell'esporre la salma sulle "Torri del
silenzio", finché gli avvoltoi scarnificavano totalmente il corpo;
questa cerimonia impediva che il corpo contaminasse l'acqua, il
fuoco o la terra, essendo esso preda di demoni malefici e quindi
impuro. Il cerimoniale durava tre giorni ed era accompagnato da
formule di scongiuro e di propiziazione; le ossa rimaste venivano
raccolte negli ossari (file aggiornato nel Novembre 2005).
Devon Scott
Il testo è tratto da Tradizioni perdute di Devon Scott,
edizioni Lunaris.
Copyright, tutti i diritti riservati.
Note
bibliografiche
(1) Sugli Assiro-Babilonesi si veda Mesopotamia. La
scrittura, la mentalità e gli dei di Jean Bottero, editrice
Einaudi, Torino; I Sumeri alle radici della storia di S. N.
Kramer, editrice Newton Compton, Roma; I Sumeri, la civiltà dei
due fiumi di A. Chierici, editrice Rusconi, Milano.
(2) Da La
civilisation d'Assur et de Babylone di Georges Contenau,
edizioni Payot, Parigi.
(3) Le notizie
sulla magia antica sono tratte da La magia nel mondo antico
di Fritz Graf, editrice Laterza, Bari; da Storia della magia
di Maurice Bouisson, editrice SugarCo, Milano; da Lo specchio
della magia di Kurt Seligmann, editrice Casini, Roma; da
Storia della magia di Richard Cavendish, editrice Mondadori,
Milano; da Il ritorno della Grande Madre di Gabriele La
Porta, editrice Il Saggiatore, Milano; da Storia della magia
di Francois Ribadeau Dumas, edizioni Mediterranee, Roma; da The
Encyclopedia of the Occult di Lewis Spence, editrice Bracken,
Londra. Le citazioni sul diavolo sono tratte da Il diavolo nel
mondo antico di Jeffrey B. Russel, editrice Laterza, Bari.
(4) Da I
riti della magia di Maurice Bouisson, editrice SugarCo, Milano.
(5) Da Dei
e miti di A. Morelli, editrice Melita, Verona.
(6) Da
Storia universale di Diodoro Siculo, editrice Orsa Maggiore,
Forlì.
(7) I
Vendidad. Legge di abiura di tutti i demoni dell'Avesta zoroastriano,
si possono trovare a cura di A. Panaino, editrice Mimesis, Milano.